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c/o Associazione Synthesis 329-1739422 010-314865 |
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SOLA Vivo in mezzo agli altri E sono sola. Completamente sola. Vivo in un incubo Dove le persone mi appaiono oltre un vetro. Mi toccano ma le loro mani sono insensibili alla mia pelle. Mi parlano ma le loro voci giungono inarticolate. Sola; spaventata; malata di incredulità. Vado a dormire e sogno…
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CASA DEL TERRORE Stanza grande; letto di legno intarsiato. Tapparelle abbassate. Luce biancastra entra in una finestra. Luce di sofferenza febbricitante. Fuggo all’improvviso.
Sala gigantesca quasi vuota. Tavolo da biliardo coperto da un lenzuolo. Luce estiva entra nelle tapparelle abbassate. Pomeriggio. Orribile luce terrore fuga lungo un corridoio. Porte chiuse, stanze ancora stanze. L’uscita…? Affanno… Devo uscire! Soffoco!!! Mi sveglio ma l’uscita… non l’ho trovata…
MANO NEMICA Mano sconosciuta Scagliata Contro chi t’amava; mano che mai s’è poggiata sul mio viso. Scultrice sadica! Hai voluto scalfire la statuaria vita che altra mano aveva plasmato. Anima a brandelli! Corpo menomato!
Mano velenosa, hai vinto…
Rimane la testa un pezzo di cuore e mani d’artista-fantasma che si muovono incerte nella vita.
SULLA CONDIZIONE DEI CARCERATI Genova, il 15-1-2001 Cari lettori, scrivendo queste prime righe, provo profonda vergogna perchè fino a pochi mesi fa, la mia idea sulla punizione da infliggere ai delinquenti altro non era che un inumano pensiero di vendetta. Venivo a conoscenza di un grave reato contro la vita e subito la mia mente escogitava terribili piani punitivi: varie forme di tortura; il digiuno forzato; le percosse. Ero un'accanita sostenitrice della "legge del contrappasso" dantesco owero della corrispondenza per analogia o contrasto , tra la pena inflitta al peccatore e la colpa da lui commessa, infine, nei casi più gravi di violenza, mi schieravo a favore della pena di morte. So che quanto sto dicendo è orribile ma con la mia dichiarazione, desidero comunicare con le persone implacabili e invitare loro ad una più profonda riflessione e ad un atteggiamento di non-giudizio. Era facile per me sentenziare: non sapevo cosa significasse prigionia; non avevo mai provato il suo senso claustrofobico. Parlavo, insomma, senza conoscere la realtà nella sua completezza. Ho sbagliato e Dio, nella Sua infinita Bontà, me lo ha detto. -Come?- direte voi: attraverso i carcerati stessi. La mattina di Natale, mentre i bambini ancora sognano le renne di Santa Klaus, circondata da un'atmosfera immota alquanto triste, mi diressi nel carcere circondariale di Marassi per un concerto di beneficenza. Ero accompagnata da altri due musicisti. Espletai con calma le pratiche burocratiche quindi le porte della galera si chiusero dietro di noi. Desolazione,lunghi corridoi, cancelli; porte blindate con uno sportello circolare al centro; silenzio. Dio, quanto dolore in quelle celle! Subito mi colse un senso di claustro e la soffocante bramosia di vedere la luce del giorno e la realtà esterna. Mi appoggiai, oppressa, al braccio del tenore e assieme salimmo al terzo piano. Appena usciti dall'ascensore, erano ad attenderci una quindicina di detenuti; il cappellano del carcere e Don Piero, un simpatico sacerdote che spesso officiava all’ interno della struttura. Ci dirigemmo, con passo stranamente sommesso, lungo un corridoio in fondo al quale era stata costruita una capanna di legno e paglia. A quel punto, tutto divenne chiaro: stavamo per assistere ad un presepe vivente, interpretalo da alcuni detenuti in costume (solo la Sacra Famiglia era esterna). Accanto al corridoio, annunciata da fredde arcate di cemento jnbiancato, si trovava la chiesa, un "camerone", alto quasi cinque metri, con dodici file di, sedie, un altare e un vistoso crocifisso di stampo moderno. Lo spettacolo religioso iniziò puntuale: alla lettura di alcuni detenuti che narravano I'arrivo di Maria nella stalla, si alternavano i movimenti scenici degli "sposi eletti" e dei personaggi del presepe. All’ ingresso,della Madonna nella capanna, gli attori detenuti, con fragoroso battimani, annunciavano,al grido di "alleluia ! E' nato! Gioite !", la nascita di Cristo. Grande emozione di noi artisti che, d'accordo con la Direzione, eseguimmo "Adeste Fideles". Iniziò la Messa, officiata da Mons. Tanasini: un momento sacro, da tutti rispettato. Un incontro con la spiritualità che mi fece conoscere I'umanità dei carcerati. Non suonavo, quindi la mia sensibilità era rivolta alI'atmosfera che vigeva in quella cappella: osservavo gli sguardi degli "attori" detenuti: intenti a recepire; tristi; emozionati. Alcuni rimasero a testa bassa fino al termine della cerimonia: anche loro vivevano il Natale! A stento trattenevo le lacrime, soprattutto durante il Padre Nostro quando, quasi tutti i detenuti (e noi presenti)si strinsero la mano a formare una lunga catena. Ecco! Dio era lì! Lo sentivo. Poi lo scambio del gesto di pace, un momento che mi insegnò I'umiltà e I'umanità. Strinsi la mano a quei carcerati e capii che anche loro sono esseri umani. Ero imbarazzata! Non mi ero mai sentita così! Purtroppo sono sensitiva e guardando nei loro occhi, ho trovato soltanto dolore, paura, rimorso e in altri il desiderio di avere I'abbraccio della loro madre. Soffrivo molto, così, dopo un profondo respiro, mi raccolsi e mi apprestai a ricevere il corpo di Cristo.- Amen!- risposi con voce strozzata ritornando a sedere, chiusi gli occhi. Pregai, come mai feci prima, rivolgendo il pensiero a tutti gli uomini, ai governanti della terra, ai peccatori e agli innocenti che si trovano in carcere per un errore altrui. Riaprii gli occhi e ciò che vidi fece abbattere le barriere dei pregiudizi. Piansi, e questa volta con liberta" perchè trovai una moltitudine di carcerati, in fila per ricevere la Comunione. Mai ho visto tanta gente cosi raccolta, così devota: alcuni si inginocchiarono di fronte al Vescovo; altri gli baciavano le mani, altri ancora piangevano... Non riesco a continuare il racconto: la commozione è troppa. Ma questo vi basti per modificare il vostro pensiero e il vostro atteggiamento. E vero! Molti di loro hanno commesso reati (alcuni, molto gravi), ma davanti a Dio, essi sono come noi. esseri umani! E proprio per questa umanità, desidero rivolgermi ai direttori delle carceri. Signori, se pur delinquenti, i detenuti sono uomini come tutti noi. Sono "dentro" perchè devono pagare le loro colpe e soffrono; inoltre devono convivere con la loro coscienza che 1i mette quotidianamente davanti alla verità. Sono esseri umani e come tali vanno rispettati. Smettete di violare la loro persona! La Dignità è per tutti! Basta con i soprusi, le violenze dei secondini, le reclusioni animalesche! Se volete "correggerli", usate le armi della psicologia, della musica, dell'arte. Lasciateli anche in reclusione (ricordate, però, che anche le bestie in gabbia devono sentire I'aria aperta) , maltrattateli come uomini e dategli libri da leggere, da riflettere. (Così si salvò Verlaine!). Date anche a loro un pò di umanità ma non sporadicamente {nei giorni delle feste): ogni giorno, perchè solo questo può condurli alla strada della verità. P.S. Oggi, 15 Gennaio, è emerso, ancora una volta, un caso di grave maltrattamento verso un detenuto. Ma è possibile, guardiani della legge, che il carcere vi abbia indurito così tanto il cuore? Ditemi! Ora chi sono i delinquenti? Che Dio vi illumini!
BREVE LETTERA AD UN VIOLENTATORE Uomo, indegno di tale nome, voglio scriverti cercando un perché nel tuo insano comportamento ma certa, comunque di non trovarlo. Dio ti aveva dato la gioia di diventare padre: certo un onere, ma missione ricca di felicità. Cosa ti ha spinto a tale ignominia? Cosa volevi ottenere? Lo sai che hai distrutto tua figlia? Tanti peccatori possono essere perdonati (persino gli assassini), ma la tua azione merita l’inferno. Ma non quello cattolico, col fuoco e i diavoli col tridente: no! Quello che tu stesso ti creerai, giorno per giorno, fatto di autocritica inconscia, di notti agitate, di crescente gelo spirituale ed emotivo. Ci sono molte maniere per abusare di una bambina: e tu le hai adottate tutte. Quando è cresciuta, hai iniziato a baciarla sulla bocca e non contento delle tue perversioni, forse volendola punire perché lei sapeva tutto (almeno inconsciamente); forse per riportarle eventi passati, la facevi salire in macchina con la minaccia di non darle più i soldi del mese (con cui lei viveva) e con tono di voce che mai nessuno potrebbe definire, le dicevi se aveva paura di essere violentata e la schernivi minaccioso per questo. Tralasciamo poi l’ultimo tentativo di abuso che ha costretto tua figlia a fuggire: ma dimmi! Quale soddisfazione provavi ad insidiare tua figlia? Perché una persona come te, dotata di intelligenza notevole e capacità, è sceso a tali bassezze? Sei punibile, proprio per quei doni che hai buttato nel cesso e per quella falsa insanità di mente che hai adottato per poter agire come il tuo basso istinto ti insegnava. Certamente tua figlia non ti perdonerà mai e non sta a me giudicare se Dio ti concederà il Suo perdono. Ma una cosa ti auguro e pregherò che questo accada: che il Signore ti faccia comprendere fino in fondo ciò che hai fatto e ti faccia sentire il Suo Paterno Perdono affinché tu, essere misero sentendoti indegno del Suo Amore, debba vivere una lunghissima vita di fronte alla Verità.
AMORE Cari lettori, vorrei parlarvi dell’Amore; non voglio, però, inoltrarmi nel terreno delle definizioni: sarebbe sciocco e quanto mai presuntuoso. Qualsiasi cosa si dica su di esso, lo impoverisce; lo rende soltanto degno di un involucro di caramella. Desidero astenermi da tutto ciò. Al contrario, voglio narrare l’Amore attraverso una storia vera; un racconto commovente che rende al cuore la fiducia della vita.
LETTERA D’AMORE Quando l’uomo del destino ti ha salvato dalla distruzione e ti ha fatto rinascere; quando ogni giorno quest’uomo ti accompagna per mano verso la Conoscenza, è difficile esprimergli verbalmente le tue emozioni. Così, hai scritto una lettera e l’hai lasciata sul cuscino assieme alla fede nuziale. - Amore mio, grazie di esistere! Grazie per avermi fatto scoprire la Gioia! Quando ti ho conosciuto, volevo la morte; ero diventata anoressica. Mi hai raccolto per la strada come un abito dimesso e, prendendomi in braccio, mi hai portato in ospedale. Ero stata sposata; avevo avuto una figlia, ma nessuno mi aveva fatto sentire amata, curata, importante. Venivi a trovarmi tutti i giorni; prendevi la mia mano e dicevi che volevi morire accanto a me, dopo anni felici. Quando poi i medici chiesero aver cura di me, con sicurezza rispondesti: “Io! Questa è mia moglie”. Sorrisero dolcemente sapendo la verità e mi lasciarono uscire. Da quel lontano giorno di sette anni fa, ho conosciuto il calore dell’Amore; ho imparato ad apprezzarmi e a guardare il mondo con uno sguardo sempre positivo. Non potrò mai dimenticare le continue effusioni; gli abiti regalati di una taglia maggiore per sollecitarmi ad ingrassare. Ero quarantadue chili, ora sono sessanta e sono felice. Grazie! Grazie per i “fard” che mi porti invitandomi a truccare. Grazie, amore mio! Grazie per il caffè al mattino; per la rosa sul guanciale; grazie per le domeniche allegre! Grazie per le colazioni a letto; per i sorrisi e gli abbracci! Assieme a te la Vita è tornata a sorridere: mi bacia dolcemente al mattino quando apro gli occhi; mi tiene per mano senza costrizione; mi indica la strada da seguire. Soffia teneramente tra i miei capelli ora rinati e forti; mi abbraccia quando si accorge della mia tristezza. Tu sei la Vita! Ancora grazie per i miei desideri anticipati; per le frasi dette all’unisono; per i sogni condivisi! Da quando sei con me, nulla mi manca! La mia esistenza è colma di Luce: tu sei la Luce! Grazie, Amore, per avermi dato la Vita!
Tua per sempre Maria
Violare la Vita Violentare una donna! Un crimine tra i più terribili, perché, in quel modo, non solo viene violato il corpo, ma viene stuprato lo Spirito, l’essenza più profonda dell’Essere, la Vita stessa. Violentare un bambino! Omicidio! Perché la vittima, se pur viva, è morta per sempre! Una violenza totale che spesso porta alla morte, per fortuna! Scusate se io dico questa grave frase, ma è meglio morire, perché chi sopravvive ad uno di questi atti, è rovinato per tutta la vita. Una violenza psicosessuale che diventa spesso il primo anello di una catena di altre violenze: chi è stato stuprato è probabile che un giorno, anche se non nella peggiore forma, si trasformerà in uno stupratore. Quando poi, la vittima delle violenze è una bambina, la situazione è quasi peggiore: quella ragazza, che sarebbe potuta diventare “vas admirabilis” per nuovi esseri viventi, vivrà una vita anormale, fasulla, circondata dalla paura, dagli incubi notturni, dal terrore di un rapporto affettuoso e, magari intimo, con un uomo; un giorno, quella ragazza si troverà sola, con le spalle chiuse, quasi a coprire il petto vergognoso e con un orribile desiderio, in antitesi con la sua fede cristiana, di uscire da quell’entità corporea per vivere di sola Essenza. Non ci sono anatemi sufficienti per condannare e per trattare simili crimini e purtroppo, nessuno sfogo di disperazione, non potrà mai rendere a quelle vittime la loro vita, perché, ripeto, anche se alcune di loro camminano e dormono come gli altri esseri umani, sono morte nella mente, nel cuore e nei visceri. Una VITA MORTA! Non pensiate che le cose siano meno gravi nei casi di tentata violenza. Anche se la bambina ha mantenuto la sua verginità, quello stupratore ha comunque violato la sua vita, la sua mente; talvolta, questo tipo di vittima, che non ha vissuto il dolore della penetrazione totale, non ha potuto utilizzare lo scioccante dolore per azionare la rimozione mentale e così, è costretta a ricordare la devastazione con gran chiarezza. Scusate se io parlo chiaro, ma di fronte a tanto orrore, gli scritti e le terapie di sostegno non sono mai sufficienti. Chi ha vissuto simili esperienze, ed è sopravvissuto, vive con se stesso un rapporto veramente difficile: pur conscio di non essere causa del suo male, nel più remoto angolo del suo inconscio si sente colpevole o addirittura complice di quella violenza. Non importa a quale età ha subito la violenza: man a mano che cresce nella ragione, la vittima percepisce un senso di colpa. La ragazza prova schifo per il suo corpo e lo sente impuro e comincia a rifiutarlo da quando diventa “signorina”, avvertendo, ogni mese che passa, il peso e la vergogna della sua femminilità.
Questa pagina del mio sito, io desidero dedicarla a tutte quelle persone che hanno vissuto l’esperienza dello stupro o del tentativo di violenza, affinché sappiano che qualcuno si occupa di loro e ricordando loro che parlando con persone specializzate ed incontrandosi in gruppi di terapia, si può stare meglio (forse, anche guarire!). Non tenetevi dentro quest’insopportabile dolore; cercate di appoggiarlo lontano da voi! Dio vi ha dato la vita perché voi possiate ViverLa nella Luce e godere delle sue infinite Bellezze! Siete state vittime? Coraggio! Potete raccontarlo; anzi, dovete raccontare e quando vi sentirete pronti, cercate di aiutare chi come voi è rimasto vittima di uno stupratore. Con cuore di fanciullo, spero che presto possa cessare quest’inaudita forma di violazione dell’Essere e vedere tutti i bambini, circondati dalle braccia dei genitori, con gli occhi pieni di gioia, mentre giocano sul cavallino a dondolo. Che io non debba più scrivere poesie come: ANGELOEri un Angelo; un bambino. Ieri, tuo padre Ti ha violentato Poi ucciso. Oggi, tra l’orrore della folla, steso sul tuo ultimo giaciglio con le mani giunte avevi sul viso il sorriso del perdono…
IMPEGNI PER QUESTA BATTAGLIA PER LA VITA- Concerti catartici, ovvero spettacoli di letteratura, musica e pittura per ritrovare in noi, quel bambino felice e poi spaventato, che adesso vuole crescere, finalmente per…vivere - Nell’Anno della Famiglia, si terranno spettacoli interdisciplinari, che avranno, come tema: "Le Grandi Famiglie. Le musiche riproporranno il repertorio, assai vasto, della musica per la gioventù, per l’infanzia. - Conferenze sui temi della violenza sui minori, tenute da una psicologa, debitamente correlate con ampi spazi musicali dove la pianista Irene Castellini eseguirà brani catartici (Berceuse ecc.) - Concerti di beneficenza a favore di Centri o Enti che vorranno veramente occuparsi di queste difficilissime tematiche.
PENSIERI In un mondo sommerso dalla cattiveria e dall’odio, ormai rassegnati alla cruda realtà, ciò che ci colpisce e ci fa piangere è la rara bontà di qualche amico. NEVELacrime di purezza e di avvolgente amore di una madre strappata anzitempo alla vita. PAROLA DIMENTICATAGrazie! FOTOGRAFIAFermare il tempo; fissare un ricordo per tuffarvisi dentro e rivivere ancora quel momento: un’illusione stampata. RITRATTO DI VECCHIOSolo. Seduto in poltrona con le braccia inerti e il capo bianco chino, rischiarato dalla tenue luce del passato e affiancato dall’oscuro colore dell’imminente futuro. AMICIUno sguardo rassicurante; due mani strette che assieme superano la barriera del Tempo. IRONIA DELLA SORTEIl passato non esiste più; il futuro non esiste ancora. Il presente, mentre lo stai vivendo, scivola già nel passato. A Te, caro essere umano, resta soltanto l’Attimo e l’Idea del tempo, realtà, entrambe, intangibili. INFINITOImmenso spazio a perdita d’occhio, sempre uguale. Immensa vacuità fatta di nulla. CONVIVENZAAtto di intelligente sensibilità, dedito a scoprire i confini dell’altrui libertà. NOVITA’Finalmente…Conoscersi! IGNORANZA MORALEVolere bene? Cosa significa? SEGMENTO FORTUNATODa lì a lì… Sono stato felice. FREDDEZZACome lacrime di sangue sul ghiaccio impenetrabile dell’anima. RUMORECorrosivo lamento indistinto della mente tormentata. SIMPATIAUna scintilla, nel grigio della vita, illumina il volto di uno sconosciuto bisognoso. NAUSEAScoprire che viviamo contro la gravità, penzolanti dalla terra a testa in giù, con il cielo sotto di noi e la voragine dell’infinito. PENSIERO RIFERITONella quiete e nel silenzio, cammina l’anima devota. (Padre Pio) INCERTEZZADondolando sale sulla collina della conoscenza, con paura. PIANTOGioia dell’anima che vive. PENSARE… … ? … ! VOGLIA DI SAPERE- Mamma – chiede il bambino – cos’è la pace?- Risponde la madre, illividita: E’ un’utopia. Una parola vacua che cade, senza risuonare, in una stanza ovattata d’interessi e ottusità.
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