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LA RICERCA DIDATTICA DI IRENE CASTELLINI DOTTI

Obiettivi del progetto L’obiettivo principale della Ricerca Didattica è quello di studiare le passate forme di insegnamento, valutandone i benefici e gli eventuali aspetti negativi; creando altresì nuove forme di insegnamento basate sulle nuove acquisizioni della psicologia e sui risultati di esperimenti fatti su alcuni allievi problematici. L’altro obiettivo, più a lunga scadenza, dipenderebbe da una collaborazione con il Ministero dell’Istruzione: se, infatti, il Ministero fosse favorevole ad inserire nelle materie scolastiche dell’ultimo biennio, la ricerca didattica, si potrebbe creare, in un prossimo futuro, nuovi possibili posti di lavoro. Nello specifico, coloro che hanno studiato, nel biennio, il metodo di Ricerca Didattica, possono, a loro volta, diventare insegnanti di questa particolare materia ed approfondire, anche con il sostegno dello stato, la ricerca didattica in uno specifico campo.

Questa particolare specializzazione, sempre che il Ministero sia favorevole, può portare agevolazioni a coloro che intendono seguire la carriera dell’insegnamento nelle scuole (per via di un punteggio maggiore, rispetto a chi non ha questa specializzazione) e può favorire l’ingresso al mondo del lavoro nei più svariati campi: dalla medicina all’arte; dallo sport ai mezzi di comunicazione. Questo progetto, prima di essere favorevolmente accolto dal Ministero dell’Istruzione, deve venire presentato alle scuole pubbliche attraverso corsi di approfondimento per docenti, promossi dal Provveditorato agli Studi. Lo stesso progetto, con un’altra tematica, dovrà essere presentato ai Conservatori Musicali. Il progetto si chiamerà “L’Uomo ed il suo Universo”e vuole ricordare agli insegnanti che ogni persona è un elemento unico, con tempi di apprendimento diversi e con capacità mentali, assolutamente uniche e personali. Partendo da questo elemento didattico inconfutabile, il progetto dimostrerà come si possa trattare i singoli allievi, non come elementi di un gruppo eterogeneo, ma come individui unici, pur rispettando tempi scolastici e programmi ministeriali. Descrizione Questo grande progetto si divide in due fasi: Presentazione del progetto agli insegnanti delle scuole pubbliche e con le varianti del caso, presso i Conservatori Musicali. Invio copia del progetto e dei risultati di esperimenti fatti su campioni di allievi con dichiarate difficoltà di apprendimento, al Ministero dell’Istruzione. Per attuare la prima fase del progetto si procederà come segue: Per le Scuole Pubbliche, si informerà il Provveditorato e, con la sua collaborazione, si terrà una conferenza, aperta a tutti i docenti, basata sulla presentazione del progetto. In seguito, la stessa ideatrice del progetto, sostenuta dall’Associazione Synthesis, si proporrà per tenere i corsi di aggiornamento per insegnanti. Per i Conservatori, invece, l’Associazione Synthesis informerà direttamente i Direttori dei Conservatori, proponendo loro una conferenza sulla Ricerca Didattica nella Musica. Il secondo punto della fase è più semplice: A seguito di questi incontri e conferenze, si deciderà una collaborazione con un Conservatorio di Musica ed una collaborazione con una Scuola Primaria (possibilmente, le prime classi elementari ed eventualmente una prima media), per effettuare una prova concreta di quanto presentato nei corsi di aggiornamento. Sperimentando, cioè, le nuove acquisizioni della Ricerca Didattica su un campione di studio di 20 bambini delle scuole elementari e 20 ragazzini della prima media inferiore, si prenderanno nota dei cambiamenti a livello di apprendimento e a livello psicosociale individuale. I risultati di queste sperimentazioni verranno segnati su speciali moduli, appositamente creati dalla Prof.ssa Irene Castellini. Il materiale verrà inviato al Ministero della Scuola. I PUNTI ESSENZIALI DELLA RICERCA Il primo compito di un insegnante, fin dal primo incontro con la classe, è quello di creare un senso di benessere nei singoli alunni e di creare, appena capita l’occasione, un senso di collaborazione e di complicità tra gli allievi, affinchè nessuno venga estromesso. Questa nuova forma di didattica non sminuisce l’importanza di incutere nella scolaresca il senso del maggior rispetto verso l’insegnante, ma non lo si deve mai trasformare in un rapporto di timore. Quando questo accade, infatti, il singolo individuo inizia ad avere problemi nell’apprendimento, causati, o dalla paura verso il docente, o da un senso di ripicca verso il superiore. Per invogliare i bambini ed i ragazzi più maturi a studiare, occorre che l’insegnante instilli e mantenga vivo, negli alunni, il senso della curiosità Il buon docente non spiega, racconta. Questo straordinario principio didattico si basa sul fatto psicologico che durante un racconto, la mente non oppone alcuna barriera razionale. In questo modo, l’allievo apprenderà più facilmente, perché, da parte dell’insegnante, non è giunto il messaggio inconscio del “Devi imparare la lezione”. Inoltre, gestire la lezione seguendo la linea strutturale del racconto (situazione piacevole e stimolante), instilla, nel singolo allievo, il desiderio di fare un’altra lezione e quindi lo dispone mentalmente in maniera positiva e ricettiva.

 

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